author: MementoDori @ 18:24
category: racconti di vita, sfigadidonna, colpibassi, tutta la sfiga del mondo, umiliesciòn
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E' estate, ma sono sicura che ve ne siate accorti.
E' estate, sbocciano nuovi amori che sanno di sale e sabbia, la gente si abbronza appena può, si va in giro la sera a cercare locali con i un dehor degno di questo nome, si va a ballare. Insomma si esce di casa.
E' estate. Io sono chiusa in casa e lo sarò fino a data da destinarsi. Guardo il passare delle giornate dalla mia bella finestra che no, non cambia il panorama anche se lo vorrei. Se giro il collo a sinistra vedo sempre lo stesso condominio con i terrazzini che danno sul giardino e gli stessi panni stesi quasi ogni giorno.
Sigh.
Si sa che la mia follia è grande e magnifica, ma questa volta penso di aver raggiunto tranquillamente livelli inimmaginabili: come riuscire a "rovinarsi" l'estate? Facendosi operare di addominoplastica il 4 di giugno, no? Prenotando un aereo per il 17 luglio e non sapendo se si riuscirà a prenderlo, no?
Bene, dunque, sono stata ricoverata di mattino, con la promessa di essere operata alle ore 10.30- Bene, alle 11 ancora non mi avevano dato la stanza e aspettavo seduta su una scalinata con mia madre che a momenti diceva "andiamocene". Una volta superato questo piiiiiiiccolo problema di attesa mi hanno lasciata sola e seminuda in stanza, solo con quel camicione che mette tanta tristezza fino alle ore 13.30 circa.
Non sto a raccontarvi dell'operazione perchè dormivo, ovviamente. Sappiate solo che al risveglio parlavo in inglese con le infermiere e in spagnolo con il portantino peruviano. Il perchè, non lo so. -_-
Devo dire che il ricovero è andato più che bene, non fosse stato per un piccolo, piccolissimo particolare. Una compagna di stanza maleducata e particolarmente rumorosa.
La signora in questione era una siciliana trapiantata in quel di Como, che a suo dire viveva in una specie di serra tropicale: quando mia madre le parlava di fiori e frutta che abbiamo nel nostro giardino, lei attaccava con frasi del tipo "Ah signora, anche io li ho! Pensi che l'altranno abbiamo fatto 10 kg di olive!!" (Io ovviamente ridevo fingendo di leggere) oppure "Uuuuh, sì, io ci ho quei fiori per tutto il muro della casa, pure sulla rete!!", insomma, quel genere di persone che vorresti evitare di ascoltare parlare.
La suddetta signora se ne sbatteva altamente delle regole dell'ospedale. Quando riceveva i suoi "ospiti", non si limitava ad un numero normale (teoricamente 1 o 2 persone al massimo), no.. AVEVA L'INTERA FAMIGLIA con tanto di fidanzatina del precoce nipotino. Immaginatevi il bordello. -_-
La cosa ancora più divertente era quando la signora lasciava suonare il cellulare per ascoltare la suoneria del momendo: "Luca era gay" di Povia. La prima volta che l'ho sentita mi sono sbattuta in fronte una manata fortissima: volevo svenire, giuro!
La suddetta (orribile) suoneria era accompagnata ovviamente da commenti tipo "Eccolo che mi chiama!" oppure "Uh, sta famiglia!", per non parlare poi della suoneria dei messaggi: la sirena antincendio di una fabbrica sembrava! Mi faceva prendere certi infarti che la metà bastavano, soprattutto A NOTTE FONDA, quando io (stordita da antibiotici e antidolorifici) dormivo sonni meritatissimi. L'avrei soffocata con i cuscini, se solo avessi potuto alzarmi dal letto. -_-
Insomma i tre giorni in ospedale per fortuna sono volati, e al momento della mia uscita sto corvaccio con le suonerie assurde mi fa "Ma non è meglio se resti un altro po'?" io, dopo averla fulminata con gli occhi, le ho risposto un laconico "Signora, sono giovane io, guarisco in fretta!" e me ne sono andata senza darle la soddisfazione di potermi rispondermi (o di lanciarmi dietro la flebo).
Giunta a casa, dopo un mirabolante viaggio in macchina, sono svenuta come una pera per lo sforzo di aver fatto due piani di scale a piedi (ovviamente non abbiamo l'ascensore a casa) e insomma, così è cominciata la mia degenza a letto che spero si concluda giovedì prossimo, quando il dottore mi dirà (ne sono sicura) "Ok, il 17 luglio puoi salire su quel dannatissimo aereo!".
Ps: Nessuna complicazione, per fortuna. Insomma incrociate le dita per me.
E' estate, sbocciano nuovi amori che sanno di sale e sabbia, la gente si abbronza appena può, si va in giro la sera a cercare locali con i un dehor degno di questo nome, si va a ballare. Insomma si esce di casa.
E' estate. Io sono chiusa in casa e lo sarò fino a data da destinarsi. Guardo il passare delle giornate dalla mia bella finestra che no, non cambia il panorama anche se lo vorrei. Se giro il collo a sinistra vedo sempre lo stesso condominio con i terrazzini che danno sul giardino e gli stessi panni stesi quasi ogni giorno.
Sigh.
Si sa che la mia follia è grande e magnifica, ma questa volta penso di aver raggiunto tranquillamente livelli inimmaginabili: come riuscire a "rovinarsi" l'estate? Facendosi operare di addominoplastica il 4 di giugno, no? Prenotando un aereo per il 17 luglio e non sapendo se si riuscirà a prenderlo, no?
Bene, dunque, sono stata ricoverata di mattino, con la promessa di essere operata alle ore 10.30- Bene, alle 11 ancora non mi avevano dato la stanza e aspettavo seduta su una scalinata con mia madre che a momenti diceva "andiamocene". Una volta superato questo piiiiiiiccolo problema di attesa mi hanno lasciata sola e seminuda in stanza, solo con quel camicione che mette tanta tristezza fino alle ore 13.30 circa.
Non sto a raccontarvi dell'operazione perchè dormivo, ovviamente. Sappiate solo che al risveglio parlavo in inglese con le infermiere e in spagnolo con il portantino peruviano. Il perchè, non lo so. -_-
Devo dire che il ricovero è andato più che bene, non fosse stato per un piccolo, piccolissimo particolare. Una compagna di stanza maleducata e particolarmente rumorosa.
La signora in questione era una siciliana trapiantata in quel di Como, che a suo dire viveva in una specie di serra tropicale: quando mia madre le parlava di fiori e frutta che abbiamo nel nostro giardino, lei attaccava con frasi del tipo "Ah signora, anche io li ho! Pensi che l'altranno abbiamo fatto 10 kg di olive!!" (Io ovviamente ridevo fingendo di leggere) oppure "Uuuuh, sì, io ci ho quei fiori per tutto il muro della casa, pure sulla rete!!", insomma, quel genere di persone che vorresti evitare di ascoltare parlare.
La suddetta signora se ne sbatteva altamente delle regole dell'ospedale. Quando riceveva i suoi "ospiti", non si limitava ad un numero normale (teoricamente 1 o 2 persone al massimo), no.. AVEVA L'INTERA FAMIGLIA con tanto di fidanzatina del precoce nipotino. Immaginatevi il bordello. -_-
La cosa ancora più divertente era quando la signora lasciava suonare il cellulare per ascoltare la suoneria del momendo: "Luca era gay" di Povia. La prima volta che l'ho sentita mi sono sbattuta in fronte una manata fortissima: volevo svenire, giuro!
La suddetta (orribile) suoneria era accompagnata ovviamente da commenti tipo "Eccolo che mi chiama!" oppure "Uh, sta famiglia!", per non parlare poi della suoneria dei messaggi: la sirena antincendio di una fabbrica sembrava! Mi faceva prendere certi infarti che la metà bastavano, soprattutto A NOTTE FONDA, quando io (stordita da antibiotici e antidolorifici) dormivo sonni meritatissimi. L'avrei soffocata con i cuscini, se solo avessi potuto alzarmi dal letto. -_-
Insomma i tre giorni in ospedale per fortuna sono volati, e al momento della mia uscita sto corvaccio con le suonerie assurde mi fa "Ma non è meglio se resti un altro po'?" io, dopo averla fulminata con gli occhi, le ho risposto un laconico "Signora, sono giovane io, guarisco in fretta!" e me ne sono andata senza darle la soddisfazione di potermi rispondermi (o di lanciarmi dietro la flebo).
Giunta a casa, dopo un mirabolante viaggio in macchina, sono svenuta come una pera per lo sforzo di aver fatto due piani di scale a piedi (ovviamente non abbiamo l'ascensore a casa) e insomma, così è cominciata la mia degenza a letto che spero si concluda giovedì prossimo, quando il dottore mi dirà (ne sono sicura) "Ok, il 17 luglio puoi salire su quel dannatissimo aereo!".
Ps: Nessuna complicazione, per fortuna. Insomma incrociate le dita per me.










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